In Sardegna le denominazioni di origine sono molte, ma una sola è DOCG. È un vino bianco e nasce a pochi chilometri da Olbia: il Vermentino di Gallura.

Il vermentino si coltiva in mezzo Mediterraneo, dalla Liguria alla Corsica alla Provenza. In Gallura trova un terreno che altrove non ha, e la differenza si sente nel bicchiere.

Che cosa vuol dire DOCG, in concreto

DOCG sta per Denominazione di Origine Controllata e Garantita ed è il gradino più alto della scala italiana delle denominazioni. Significa zona di produzione delimitata, rese per ettaro contenute, requisiti minimi sul vino e un esame di assaggio da parte di una commissione prima che la bottiglia arrivi sullo scaffale.

Il Vermentino di Gallura nasce come DOC negli anni Settanta e viene promosso a DOCG negli anni Novanta. Da allora è rimasto l'unico dell'isola a questo livello: tutti gli altri vini sardi conosciuti, dal cannonau al carignano alla vernaccia di Oristano, si fermano alla DOC.

In etichetta trovi due strade. Il Vermentino di Gallura, senza altre parole, e il Vermentino di Gallura Superiore, che parte da rese più basse e da uve più concentrate: ha più corpo e regge meglio qualche anno di bottiglia.

Il granito, il vento e il carattere del vino

La Gallura è un blocco di granito. La roccia affiora ovunque, tonda e chiara, e dove non affiora si è sbriciolata in una sabbia grossa che copre le colline. È un terreno che drena in fretta e trattiene poca acqua.

La vite lì fatica. Produce meno grappoli e li riempie di sostanza invece che d'acqua. È anche il motivo per cui qui si è coltivato a lungo ad alberello: piante basse, isolate, capaci di resistere alla siccità senza sostegni.

Poi c'è il vento. Il maestrale soffia da nordovest per buona parte dell'anno: asciuga i grappoli, tiene lontane le malattie e porta salsedine da un mare che da queste parti non è mai lontano. Il vino che ne esce ha un profilo riconoscibile — agrumi, fiori bianchi, macchia mediterranea, una nota di mandorla amara sul finale — e una sapidità che racconta da dove viene.

I comuni della denominazione, attorno a Olbia

La zona coincide in larga parte con la Gallura storica, nell'angolo nordorientale dell'isola. Olbia è dentro la denominazione, insieme ai paesi dell'interno — Tempio Pausania, Calangianus, Luras, Aggius, Berchidda, Monti, Oschiri, Telti — e ai centri della costa, da Arzachena fino a Santa Teresa Gallura.

Per chi dorme in città è una comodità: le colline vitate cominciano appena fuori Olbia e i paesi del granito si raggiungono in una mattinata, senza spostare i bagagli.

Come si beve e con cosa si accompagna

Il vermentino si beve giovane, di norma nell'annata o in quella successiva. Il Superiore ha qualche anno di margine in più, ma nemmeno lui è un vino da dimenticare in cantina.

Servilo fresco, non gelato. Il freddo eccessivo chiude i profumi e lascia in bocca solo l'acidità.

A tavola sta bene dove sta bene il mare:

  • le cozze, che a Olbia si allevano nella ria davanti alla città
  • crostacei, ricci e pesce arrostito senza troppi condimenti
  • la bottarga, con cui la sapidità del vino gioca alla pari
  • formaggi freschi di pecora e verdure di stagione
  • un piatto di carne bianca o un secondo più strutturato, se hai davanti un Superiore

Visitare una cantina: come funziona

Una visita in cantina in Gallura è una cosa semplice: si guardano le vigne, si entra dove si vinifica, si assaggia. Va però organizzata prima.

  • scrivi o telefona in anticipo: le visite si fanno su appuntamento e nei mesi caldi i posti finiscono
  • decidi prima di partire chi guida e non beve
  • meglio la mattina: in estate il pomeriggio in vigna è pesante
  • settembre ha un fascino a parte perché è il tempo della vendemmia, ma è anche il periodo in cui le cantine hanno meno tempo per ricevere
  • chiedi se la degustazione è accompagnata da qualcosa da mangiare, per non presentarti a stomaco vuoto

L'elenco aggiornato delle aziende della denominazione e di quelle che aprono al pubblico si trova sui canali del Consorzio di tutela del Vermentino di Gallura e sui portali ufficiali del turismo della Regione Sardegna.

Dopo il vino: il mirto e i liquori di casa

In Gallura il pasto non si chiude con il vino. Si chiude con il mirto. Le bacche della macchia si raccolgono nei mesi freddi, si mettono in infusione nell'alcol e si addolciscono: ne esce un liquore scuro e denso, che si serve freddo di frigorifero. Esiste anche la versione bianca, fatta con le foglie, più erbacea e meno dolce.

Accanto al mirto c'è il filu 'e ferru, l'acquavite sarda. Il nome ricorda i tempi in cui le damigiane si sotterravano e si segnavano con un filo di ferro, per ritrovarle senza farsi trovare.

Le regole della denominazione, l'elenco completo dei comuni e le aziende aderenti li pubblica il Consorzio di tutela del Vermentino di Gallura, insieme ai portali del turismo della Regione Sardegna: guardali prima di organizzare una visita. E se guidi, stabilisci prima chi resta sobrio.

Cantina la mattina, mare il pomeriggio

Con una base in città le colline del vermentino e le spiagge stanno nella stessa giornata. Casa del Gelsomino ha due camere con bagno privato e colazione, in Via Tiziano: guarda quali date sono libere.