Della Gallura si conosce quasi sempre la parte bagnata: le cale, il granito rosa che entra in acqua, le isole davanti alla costa. Basta però girare le spalle al mare e salire verso l'interno per trovare una regione che funziona in un altro modo, e che di quel mare quasi non parla.

È un territorio di roccia e di alberi. Il granito qui non fa da sfondo alle spiagge: fa i muri delle case, i gradini, gli architravi, i recinti dei campi. E dove non c'è granito ci sono boschi di querce da sughero, che da secoli sono la vera industria di questa parte di Sardegna.

Tempio Pausania, la città di granito

Tempio Pausania è il centro storico della Gallura interna e si riconosce subito: interi isolati sono costruiti nella stessa pietra grigia, palazzi compresi. Il granito qui non riveste le facciate, le regge: veniva cavato a poca distanza e con quello si è tirata su la città.

Il risultato è una città sobria, dai colori spenti, che con la luce del pomeriggio cambia completamente tono. Si gira a piedi senza fatica, tra le vie del centro e le fonti d'acqua che scendono dal massiccio alle spalle dell'abitato. È anche la città del carnevale gallurese, il momento dell'anno in cui questo posto tranquillo si riempie.

Aggius e la Valle della Luna

Poco più a nord, Aggius sta appoggiato a una parete di rocce granitiche che sembrano impilate a mano. Il paese ha vie strette, case in pietra e una tradizione forte di canto corale gallurese — il canto a tasgja — e di tappeti tessuti al telaio; nei suoi musei si raccontano la vita contadina della zona e la stagione dura del banditismo, che qui ha lasciato memoria.

Appena fuori dall'abitato comincia la Piana dei Grandi Sassi, conosciuta come Valle della Luna: una distesa di massi tondi sparsi nell'erba, alcuni grandi come una casa, lasciati lì dall'erosione. Ci passa una strada che si percorre piano, con qualche piazzola per fermarsi. Al tramonto le ombre diventano lunghissime ed è il momento in cui vale la pena esserci.

Calangianus e il mestiere del sughero

Calangianus è il paese del sughero. Intorno all'abitato ci sono le querce da sughero e in paese ci sono le aziende che le lavorano: da qui esce buona parte dei tappi prodotti in Italia. Il museo del sughero, ospitato in un vecchio convento, spiega tutto il ciclo, dalla pianta al tappo finito.

La decortica è un'operazione che si fa d'estate, a mano, e si ripete sulla stessa pianta solo dopo una decina d'anni: la corteccia deve ricrescere. Per questo il tronco appena spogliato resta rosso acceso, e attraversando i boschi in luglio si vedono alberi di due colori diversi nella stessa macchia.

Luras, i dolmen e gli olivastri

Luras ha due cose che non si trovano altrove. La prima sono i dolmen, sepolture preistoriche fatte di lastre di pietra appoggiate a coltello: sono tra i pochi esempi rimasti in Sardegna e stanno a poca distanza dal paese, in campagna.

La seconda sono gli olivastri di Santo Baltolu, vicino al lago. Il più grande è un albero di dimensioni enormi, con un tronco che serve più di una persona per essere abbracciato, ed è considerato tra i più antichi d'Italia. È tutelato come monumento naturale e ci si arriva con una breve deviazione.

Il Monte Limbara e gli stazzi

Sopra Tempio si alza il Monte Limbara, un massiccio di granito che supera i milletrecento metri. Una strada asfaltata sale verso l'alto tra pini e rocce: nelle giornate limpide da lassù si vede una fetta larghissima di Sardegna, e dall'altra parte, verso nord, la Corsica.

Scendendo si attraversa la campagna degli stazzi, le case sparse dei pastori e dei contadini galluresi, ognuna con il suo pezzo di terra. Non ci sono borghi raccolti come altrove: la gente qui è vissuta a distanza, e questo spiega perché il gallurese, la lingua locale, somigli più al corso che al sardo del resto dell'isola.

Come mettere insieme la giornata

Da Olbia l'interno si raggiunge in meno di un'ora d'auto, e i quattro paesi stanno vicini tra loro: è un anello che si chiude in giornata senza correre. Un ordine che funziona:

  • Mattina a Tempio Pausania, con il giro a piedi del centro
  • Calangianus per il sughero, che è a pochi minuti da Tempio
  • Pranzo in uno dei paesi, poi la deviazione ai dolmen e agli olivastri di Luras
  • Aggius nel pomeriggio, lasciando la Valle della Luna per ultima
  • Rientro a Olbia in serata

Se la giornata è una sola, meglio togliere il Limbara e tenerlo per un'altra volta: la salita e la discesa da sole portano via un paio d'ore. Se invece il tempo è brutto sulla costa, questo è il giro giusto da fare, perché quasi tutto si visita al coperto o dall'auto.

L'interno sta più in alto della costa e la sera si raffredda prima: anche in piena estate una felpa in macchina non è di troppo. Le strade sono strette e piene di curve, quindi conviene calcolare tempi larghi e non fare affidamento sulla copertura del telefono in ogni tratto.

Una giornata nell'interno, la sera in città

L'entroterra si gira meglio con una base in pianura, senza rifare la costa al ritorno. Casa del Gelsomino ha due camere con bagno privato e colazione, in Via Tiziano 10 a Olbia, e un giardino con salottino dove chiudere la giornata.