Lo scafo ligneo di una nave romana recuperata nel porto di Olbia, esposto nel museo: chiglia e ordinate in legno scuro sostenute da supporti, adagiate su un letto di ghiaia
Relitti delle navi romane, Museo Archeologico di Olbia — foto: pp02918 · CC BY 3.0 · Wikimedia Commons

Prima dei traghetti e dell'aeroporto, in questo golfo entravano le navi puniche e romane. Olbia fa lo stesso mestiere da più di duemila anni, e per lo stesso motivo: è il punto di costa dove una nave trova riparo.

Sapere come è andata cambia il modo di camminare in centro. Spiega perché la basilica è fatta di pietre riusate, perché nel museo ci sono dei relitti, perché il nucleo antico è così piccolo rispetto alla città che lo circonda.

Il golfo prima della città

Il golfo di Olbia è lungo e stretto, chiuso verso il mare aperto dalla mole di Tavolara. Una nave che entra qui trova acqua riparata anche quando fuori il vento tira. È una condizione rara lungo questa costa, e ha deciso tutto il resto.

Le alture intorno erano abitate molto prima che sulla riva esistesse un abitato. Sulla collina di Cabu Abbas restano un nuraghe e il muro che ne cinge la sommità, con il golfo sotto. Verso il mare, il pozzo sacro di Sa Testa conserva la scalinata che scende all'acqua. Sono due luoghi nuragici a pochi chilometri dal centro, e si visitano in mezza mattina.

Il nome della città è greco e significa «felice, prospera». Sull'origine di quel nome gli studiosi discutono ancora, ma resta l'indizio di un porto già conosciuto nel Mediterraneo antico.

Punica, poi romana

L'abitato vero e proprio nasce in età punica, quando Cartagine controlla la Sardegna e ne fa una base agricola e militare. Con la prima guerra punica l'isola passa a Roma, e per Olbia comincia il periodo migliore: è lo scalo sardo più vicino alla penisola, la rotta verso i porti del Tirreno parte da qui.

La città romana aveva un impianto regolare, un acquedotto che portava l'acqua da fuori, terme pubbliche di cui restano murature nel centro e una strada che attraversava l'isola fino a Karales, l'odierna Cagliari. Le necropoli stavano fuori dall'abitato, verso l'altura dove oggi c'è la basilica.

Le navi sul fondo del porto

Il ritrovamento più importante è recente. Durante i lavori nell'area portuale sono emersi dal fango i resti di più navi di età romana: scafi, parte dei carichi, oggetti di bordo. Il fondale le aveva sigillate, e il legno si è conservato in un modo che quasi mai capita in mare.

Molte affondarono nello stesso momento, in un episodio violento della tarda antichità: gli archeologi lo collegano a un attacco arrivato dal mare. Il risultato è una fotografia del porto in un giorno preciso, con le imbarcazioni ferme dove sono colate a picco.

I relitti e i materiali degli scavi si vedono nel museo archeologico, costruito su un isolotto del porto e collegato alla riva. È a pochi minuti dal corso, e vale come ultima tappa di un giro in centro: dopo, tutto il resto si legge meglio.

San Simplicio e i secoli di Terranova

La basilica di San Simplicio è l'edificio più antico rimasto in piedi ed è il principale monumento romanico della Gallura. È tutta in blocchi di granito, con pochissime decorazioni. Nelle murature e all'interno si riconoscono pietre, colonne e iscrizioni recuperate dalle rovine romane e dalla necropoli su cui la chiesa fu costruita.

È dedicata al martire che la città venera come patrono. Nel medioevo Olbia fu il centro principale del giudicato di Gallura, poi entrò nell'orbita pisana e più tardi in quella aragonese. In quei secoli cambiò anche nome: divenne Civita e quindi Terranova, come si chiamò fino al Novecento.

Furono secoli lunghi e difficili. Le paludi intorno all'abitato portavano la malaria, il porto perse importanza, la popolazione restò piccola. La città che si visita oggi non conserva quasi nulla di quel periodo, a parte le chiese.

Dal borgo alla città di oggi

Il cambiamento arriva con il Novecento: la bonifica delle zone paludose, la ferrovia, il ritorno al nome antico di Olbia negli anni Trenta. Poi il porto dell'Isola Bianca e l'aeroporto, che hanno rimesso la città al centro dei collegamenti con la penisola.

Dagli anni Sessanta lo sviluppo turistico della costa a nord ha fatto il resto. Olbia è cresciuta in fretta e soprattutto in larghezza, con quartieri nuovi tutt'intorno a un nucleo antico rimasto della misura di prima. È il motivo per cui il centro si gira a piedi in poche ore, mentre la città sulla carta sembra molto più grande.

Le tracce che si vedono ancora

Quasi tutto quello che sta scritto qui sopra ha un corrispettivo visibile, a pochi minuti a piedi.

  • Il granito di San Simplicio, con i pezzi di età romana riusati nelle murature e all'interno.
  • Le murature delle terme e i tratti di mura antiche riemersi negli scavi del centro.
  • I relitti e i carichi delle navi al museo archeologico, sull'isolotto del porto.
  • L'andamento del centro storico verso il mare, che ricalca la direzione dell'antico approdo.
  • Il pozzo sacro di Sa Testa e il nuraghe di Cabu Abbas, appena fuori città, per la parte nuragica.
  • Il profilo di Tavolara all'imbocco del golfo: il riferimento che vedevano anche i naviganti antichi.
Orari e giorni di apertura del museo e delle aree archeologiche cambiano con la stagione: prima di andarci, guarda gli aggiornamenti pubblicati dal Comune di Olbia.

Una mattina in centro, senza spostamenti

Le cose di cui parla questo articolo stanno quasi tutte a pochi minuti a piedi l'una dall'altra. Dormendo in città te le godi con calma, senza dover rientrare sulla costa. Casa del Gelsomino ha due camere con bagno privato e colazione, in Via Tiziano 10.